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AMARE di Eric Baret

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Buongiorno anime di Luce,

oggi andiamo ancora a “ scardinare “ quei concerti a Voi tanto cari ☺️ molti di Voi leggendo queste parole troveranno una resistenza , tranquilla è la resistenza della mente , di quello che vi è stato insegnato ma soprattutto delle vostre esperienze e dell’immagine che vive nella vostra mente !

Come dico sempre e chi fa consulti con me lo sa , ma per chi è nuovo , leggete se qualcosa risuona in Voi bene 😌 altrimenti lasciate stare i tempi non sono maturi!

Qui non si vuole insegnare a nessuno ma si cerca di dare spunti perché possiate scoprire cosa siete veramente ! Vi abbraccio e buona lettura

E. Baret: A un certo livello, per innamorarsi bisogna essere disperati. Quanto devo essere disperato per credere che qualcuno abbia il potere di darmi sicurezza! Qualcuno che può farsi investire domani…

D: Quindi ci si innamora solo se manca la presenza, se si sente un vuoto?

E. Baret: E’ una proiezione. Un cane passa di lì, noi proiettiamo sul cane. È il cane della nostra vita, un cane fedele, un bel cane, non è come gli altri cani, ecc. Vedere il meccanismo di proiezione. Due anni dopo abbiamo un’opinione diversa sul cane. Eppure non è cambiato…

Osservate questo riflesso automatico che si ha di proiettare su tutti i cani che passano. Non possiamo impedirlo, ma a un certo punto ci accorgiamo di come funziona: abbiamo ancora questa aspettativa, questa speranza immaginaria di trovare sicurezza, conforto, affetto, amore nelle braccia di qualcuno – che è una negazione della nostra stessa integrità. Non è una critica.

A una certa età un bambino ha bisogno di essere allattato al seno: non ha scelta. Per un periodo della vita, questo immaginario, questo bisogno di essere amati è necessario.

Poi si cresce, e non si entra più in quel genere di sdolcinatezza, che importa se mi ami o no? Quando sono sul letto di morte, se qualcuno mi tiene la mano e mi dice “Ti amo, ti amo”, che cosa mi può importare?…. È puramente immaginario.

La persona mi ama fino al momento in cui vede un altro cane e gli mette gli occhi addosso. Niente di più. Questo amore può tenerselo. Non ha consistenza, non preclude l’affetto, ma non si è obbligati ad immaginare, a pretendere di amare, di essere amati.

Quando non ci si aspetta più nulla da una relazione, si crea un legame profondo.

Dietro la speranza si nasconde il bisogno, la paura. La paura provoca il desiderio e, quando vogliamo, non diamo nulla. Dobbiamo renderci conto di questo. In una relazione profonda, diamo senza speranza di ritorno. Quando non abbiamo più aspettative, siamo presi da questo non bisogno. Finché chiedo, vivo la mia miseria.

Quando do, vivo la mia pienezza. Dare porta equilibrio. La minima aspettativa mi riporta all’infelicità. Essere felici perché qualcuno mi ama porta sofferenza. Una sofferenza costante perché il dubbio è sempre presente. Non si può mai essere sicuri al cento per cento.

Sono convinto di essere amato e, nel profondo, c’è uno piccolo specchio dentro di me che dice: “Forse non è del tutto così, forse domani sarà meno, forse passerà un altro cane”… Si sente sempre l’ansia. Quando me ne rendo conto, non sento più il bisogno di essere amato. Questa è la scoperta dell’amore. Questa è una buona notizia perché nessuno mi ha mai amato. Le persone care non possono amare, sanno solo volere. Immaginano di amare, ma vogliono qualcosa. La mia amica mi vuole molto bene, ma se vado a letto con la vicina, mi vuole molto meno bene. Ecco cos’è l’amore! Non hai bisogno di quel tipo di amore…

Quando mi rendo conto che non ho bisogno di essere amato, avviene una profonda trasformazione psicologica. In quel momento posso amare qualcuno senza chiedere. Non temo più nulla. Non amo più qualcuno per qualcosa.

Quando si ama veramente qualcuno, che la persona rimanga o se ne vada, lo si ama. È un amore incondizionato. Ma un amore con un contratto, “Ti amo se fai questo, non ti amo se fai quello”, quell’amore può rimanere nel cestino.

Più si prende coscienza che non si ha bisogno di essere amati, più si scopre questo amore senza restrizioni. Si vive un non-marasma affettivo. Si resta presenti a ciò che c’è. Con un bambino, si è attenti, qualunque sia il suo stato di salute. Che un bambino nasca o muoia, si è presenti. La minima richiesta… e vivo il mio conflitto.

L’essere falso in me stesso è ciò che mi disturba. Quando pretendo di soffrire, rinuncio al presentimento di indipendenza. Mento a me stesso. Il disagio viene da lì. La non autonomia è la menzogna. Non è la sofferenza che soffro, è di ingannarmi. Quando sono insoddisfatto, mi illudo. Giustifico la mia infelicità inventando una causa, è falso. Bisogna avere la maturità di guardarlo.

Trovare un pretesto per il mio dolore indica una mancanza di umiltà che mi è necessaria per trovare la gioia di vivere. Quando me ne rendo conto e smetto di giustificare il mio malessere, può ancora esserci angoscia, un dolore molto grande, ma non lo attacco più alla situazione – se non in modo simbolico. È un momento di passaggio molto importante.

Se ho la maturità di non associare mai la mia sofferenza a nessuna considerazione, di viverla indipendentemente da qualsiasi contesto, solo sensorialmente, si risveglierà in me una sorta di grande aridità, di morte interiore. Morirò a tutte le mie relazioni affettive, sociali, amichevoli, intellettuali… Questo periodo è indispensabile. Un giorno questa tristezza si rivelerà il suo esatto opposto. Basta avere la maturità per viverla senza oggettivizzazione, senza situazione.

Quando torno alla mia immaginazione e pretendo di essere disperato “a causa di questo”, ho perso la mia onestà, non ho più alcuna via d’uscita. Oggi tale causa mi colpisce e domani troverò un’altra ragione alla mia angoscia: è senza soluzione. Quando la sofferenza si libera dalle pretese situazioni, quando ho la maturità per provare una tristezza senza ragione, che nulla può colmare, la tristezza contiene la mia stessa morte. È un momento di grande intimità.

Ma il più delle volte cerco di tirare fuori la testa per respirare e non affogare in questa sofferenza. Al contrario, bisogna arrendersi: si rischia solo di morire e, senza questo, non si può nascere…

Eric Baret

(estratto e traduzione estemporanea: “De l’abandon”)

Amare veramente qualcuno, è un concetto. Non si può amare qualcuno. E’ una fantasia. La personalità non può amare. Amare, è ciò che è essenziale, non è qualcosa che si possa fare o no. Quando si smette di “fare”, resta l’Amore.

Si ama qualcuno quando corrisponde alla nostra fantasia. La persona che amate, se fa questo o quello, non l’amerete più. Un amore che comincia e che finisce, non è veramente un amore.

Amare, è ascoltare, è essere presenti. Amare i figli, significa non chieder loro niente e dare tutto. Un giorno essi spariranno, non saranno più in contatto con voi. Chiedere a vostro figlio di telefonarvi, di darvi notizie, non è amore. Il figlio fa quel che sente il bisogno di fare; non si domanda niente ad un figlio. Ma amare qualcuno su un piano umano, è una fantasia.

L’ego non può amare. Utilizza, pretende, si rassicura. Quando trovate qualcuno che corrisponde alla vostra fantasia fisica, psicologica, intellettuale, affettiva, dite di amarlo profondamente. Quando questa persona, poi, fa qualcosa di diverso, allora diventa detestabile.

Non si può amare qualcuno. Sentire una forma di amore è profondamente giusto. E’ prima della fantasia del “amo qualcuno”. Il sentimento di amore è profondo, essenziale. Ma, per mancanza di maturità, si pensa di amare “qualcuno”. In realtà, si ama semplicemente, perché l’amore è senza direzione.

Ciò che amo è quel che è presente davanti a me.. Non c’è nient’altro. Cosa potrebbe esserci di più bello, di più straordinario, di ciò che si presenta nell’istante, se non ho la pretesa che la bellezza e la saggezza siano altrove?

L’amore è ciò che è, quando si smette di pretendere di amare qualcuno. Amare qualcuno, voler essere amati, è una storia. Che vuol dire essere amati?

Nessuno vi ama, nessuno vi amerà mai, nessuno vi ha mai amato, ed è meraviglioso così. Le persone non possono che pretendere. Se corrispondete ai loro criteri psicologici, fisici, affettivi, vi amano quando vi incontrano. Se non corrispondete, vi detestano. E allora? Ci sono dei cani che vi amano e altri che non vi amano. E’ biologico. Perché occuparsi di queste cose? Cosa significa essere amati? E’ una fantasia. Cosa importa se qualcuno proietta su di me un’attrazione o una repulsione? E’ completamente fantasmatico!

A un certo punto vi rendete conto di non aver bisogno di amare né di essere amato. Cosa resta? Resta il sentimento d’amore, questa comunione che si ha tra tutti gli esseri e che non è direzionale. Vi rendete conto che amare spetta a voi. Quel che vi rende felici è amare.

Se qualcuno dice di amarvi profondamente ma voi non lo amate, questo non vi porta niente. Per contro, quando amate, questo vi rende felici. Le cose quindi erano viste al contrario: amare spetta a noi. Quando amo il mio corpo, la mia mente, il mio ambiente, c’è tranquillità. Mentre voler essere amati è solo un concetto.

Quando amate, non amate qualcuno, amate e basta. La persona con cui vivete, dormite o andate al cinema, è un’altra cosa. Non potete dormire con tutti, abitare con tutti. Una selezione organica s’impone. Ma l’amore non si colloca qui. Non è perché dormite con qualcuno che lo amate più di un altro con cui non dormite! Non è perché vivete con una donna che l’amate più di ogni altra con cui non vivete! E’ funzionale.

Ci sono persone che amiamo profondamente, eppure non viviamo con loro. Semplicemente non ci sono le circostanze. Non ho bisogno di amare qualcuno per vivere con lui, dormire o viaggiare. Questo accade ad un altro livello. Ma vedrete che, prima o poi, “amare qualcuno” non vorrà dire niente. E’ come prendersi per qualcuno, è solo un’immagine.

Posso essere stimolato da qualcuno. Quando il mio corpo passa a trenta metri da un certo altro corpo, una forma d’intensità si manifesta e, a dieci metri, sarà ancora più intensa e quando ci si sfiora è come una follia che arriva: il suo odore, la forma del suo corpo, il suono della voce, il modo di muoversi, la sua dolcezza o la sua durezza, la sua ricchezza o la sua povertà fanno si che io sia toccato. Ma perché chiamare amore tutto questo? E’ puramente chimico.

A seconda di cosa somigliava vostro padre, vostro nonno, se a tre anni eravate picchiati o accarezzati, amerete questa o quella forma di corpo, questo o quell’odore, questo o quel modo di muoversi. La tale persona vi attira, l’altra per niente. Questo risale a molto, molto lontano. La parola “amore” non c’entra. E’ solo quando vedete chiaramente tutto questo che potete sposarvi, avere dei figli, senza bisogno di recitare. Allora vivete funzionalmente con qualcuno, con tutto il rispetto e l’ascolto che ciò implica. Ma non siete obbligati a credere che i vostri figli siano i vostri figli, che i vostri genitori siano i vostri genitori , che vostro marito sia vostro marito. Lo sono anche, certo, occasionalmente.

Amare è ascoltare. Siete in presenza di una situazione, con qualcuno? Lo ascoltate. Ascoltate ciò che è, non solo quello che pretende di essere. Ascoltate profondamente, senza commenti. Quando ascoltate, i vostri figli sono perfetti, vostro marito è perfetto, il vostro corpo è perfetto, la vostra mente è perfetta. Tale è la chiara visione che proviene dall’ascolto. Quando penso che i miei figli, mio marito o il mio corpo devono cambiare, significa che non ascolto.

Parlo, ho un’ideologia a proposito di ciò che è giusto e di ciò che non lo è. E’ una forma di fascismo: volere che gli altri siano come io decido che dovrebbero essere. Una sorta di fascismo psicologico che non ha senso.

Amare è rispettare. Rispetto il mio prossimo, mio figlio, mio marito, mio padre, la società e tutte le violenza che ho subito. Rispetto ciò che è qui. Questo non giustifica niente, io non devo giustificare. La vita non deve essere giustificata, essa è quello che è. Affronto la realtà, non quello che la realtà dovrebbe essere secondo la mia fantasia intellettuale. Il vicino è esattamente come deve essere, non può essere diversamente. Quando vedo chiaramente come funziona, ho dei buoni rapporti di vicinato. Quando il vicino picchia sua moglie capisco profondamente che la sua terribile sofferenza lo porta a picchiare la moglie. Questo non vuol dire che in certi casi io non chiami la polizia, non faccia una osservazione o intervenga fisicamente. Vuol solo dire che quando picchia sua moglie so che lo fa per sofferenza, che quando si è violenti è perché ci si sente aggrediti. Ci si può sentire aggrediti persino da un sorriso.

In una totale assenza di critica c’è la comprensione della situazione. Questo è per me il rispetto. Certi lo chiamano amore.

Amare qualcuno? Che favola straordinaria! Essere amato è una favola ancor più meravigliosa! E il massimo è soffrire di non essere amati..

Guardate come funziona. Se do un biscotto al cane , il cane mi ama. Se lo picchio sul muso , non mi ama. Faccio qualcosa, mio marito mi ama. Vado a letto con suo fratello, mio marito non mi ama più. E allora? … Lasciate le persone libere. Le persone mi amano, non mi amano è meraviglioso così.

Aver bisogno di essere amati è una forma di malattia molto intensa sul piano somatico. E’ terribile, come la gelosia. Distrugge il sistema ormonale, il sistema cellulare. Questo bisogno di amore è un veleno. Il rimedio è amare. Non si può fare altro che amare. Quando si dice: “non amo”, si nega l’essenziale in se stessi, perché non c’è niente che non si possa amare. Quando dico di non amare la tale persona o la tale circostanza, nego l’amore che è in me. Allora c’è sofferenza.

E’ meraviglioso amare, essere totalmente attenti a qualcuno. Come con un figlio. Si può impedire al proprio figlio di morire? No! Si ama il figlio come è adesso in ogni istante. Non si sa se l’istante dopo avrà sempre questa forma. Si è presenti senza richieste. Cosa si può chiedere ad un figlio? Si fa tutto ciò che si può, senza un domani. E’ gratuito.

Quando si vive con qualcuno, è la stessa cosa. Fate tutto quello che potete senza chiedere nulla. Allora si crea una autonomia, una maturazione. Se, un giorno, per la natura della vita c’è una separazione dalla persona che ha vissuto 10 anni con voi, anzitutto vedrete che questo amore non vi lascia, e poi, se mate profondamente questa persona, sarà immensamente facile per voi comprendere che lei ha bisogno di incontrare qualcun altro e magari anche voi, oppure no.

L’amore è plasticità. Nessuna richiesta possibile. Più familiarizzate con l’attitudine di dare tutto e non chiedere niente, più le vostre relazioni affettive diventano semplici, facili e armoniose. Dal momento in cui domandate la minima cosa, incontrerete l’amarezza, la delusione, i dispiaceri, l’esitazione, l’agitazione, il conflitto. Questo si traspone a tutti i livelli. Finché aspetto la minima cosa dal mio corpo, sarò deluso. Fino al momento in cui mi renderò conto che, al contrario, sono io che devo dare, amare. Amo perciò il mio corpo come è, con le sue malattie, con i suoi limiti, le sue debolezze, i suoi incidenti, se è così ci sono delle ottime ragioni . Non è un caso, e ciò non vuole dire che non potrà cambiare. Mi rendo disponibile affinché il mio corpo possa esprimersi, nella salute come nella malattia. Ma se chiedo qualcosa al mio corpo, se voglio utilizzarlo, è ancora la dittatura, la volontà d’imporre la salute, lo sport, un regime alimentare… E’ una forma di violenza.

Ascolto il mio corpo, che trasmette ciò di cui ha bisogno. Tutto quello che devo fare è essere disponibile. Ogni volta che il mio corpo ha una debolezza, capisco che è un regalo che mi permette di scoprirne una che è ancora più importante: quella di credere che il mio corpo debba essere senza debolezze. Quando vedo chiaramente questo, la debolezza del corpo resta quello che è: semplice debolezza del corpo. Ma se la debolezza del corpo fa si che io mi senta debole, devo allora far fronte alla mia debolezza psicologica. La debolezza del mio corpo mi aiuta ad interrogarmi. Quello che mi tocca è quello che mi fa maturare.

La fantasia dell’amore è molto costante nella vita umana. Non dura che un momento. Un bimbo non ha questa fantasia, è felice senza essere innamorato, a venticinque anni è convinto che senza innamoramento la vita non sia interessante. Più tardi, a novantanni, non ha più per niente voglia che qualcuno gli salti addosso per cincischiarlo e può essere lo stesso molto felice.

L’amore, per come lo si intende abitualmente, è una mancia di amicizia. E’ un baratto, uno scambio, del commercio. Tu mi dai questo, io faccio quello. Io non vado a letto con la vicina, tu non vai con il vicino, siamo fedeli… L’amicizia, è essere disponibili a tutto ciò che è possibile. Non si è obbligati a sapere se si è l’amante, il marito, il padre , il figlio. Ci sono un sacco di ruoli umanamente possibili. Ad un certo punto non ci si situa più in funzione dei ruoli. Tutto è flessibile. Se si incontra qualcuno, non si ha un ruolo. Il ruolo si crea nell’istante e si cancella nell’istante.

Occorre trovare una creatività nelle relazioni umane. Non esiste una sola alternativa: fare l’amore o non farlo. Ci sono multiple possibilità d’incontri umani: fisici, mentali, psicologici. Aprirsi a tutte queste possibilità, corporalmente. Non esiste solo la tenerezza o la violenza. C’è tutto un ventaglio di emozioni. Per paura o per bisogno compulsivo di sapere qualcosa di se stessi non si è disponibili alle alternative, si trascurano tutte le infinite sfumature.

Sono facili, le relazioni umane, molto facili. Basta amare quel che si incontra. Amare è donare la libertà. Là dove non può esserci conflitto psicologico, non ci si può arrabbiare. Delle persone si arrabbiano con voi? Lo rispettate. Ad un certo momento non si può più essere arrabbiati.

Ci sono delle sofferenze inevitabili, le sofferenze fisiche: quando si è torturati, quando si hanno incidenti terribili. Ma la sofferenza psicologica, soffrire perché mio marito o mia moglie fanno o non fanno quello, è una cosa inutile. Abbiamo già abbastanza sofferenze inevitabili da affrontare per riservare la nostra capacità di soffrire a quei momenti. Soffrire perché non si è amati, almeno di questo possiamo dispensarci. Questo non nega l’intensità dei rapporti umani, al contrario. E’ questa fantasia di amare qualcuno che rende frivoli i rapporti umani.

Si può benissimo vivere tutta la vita in profondo amore con qualcuno, in tal caso non è una fantasia d’amore, è una evidente risonanza. Se abbandonate l’idea di amare qualcuno, non avete nemmeno bisogno di cambiare partner ogni dieci anni. Sapete benissimo che con un altro sarà la stessa cosa, si incontrano unicamente le proprie problematiche.

Si può passare tutta una vita in un rapporto meraviglioso, si può passare tutta la vita ad approfondire questo rapporto. E’ un rapporto senza richieste, è un rapporto d’amore nel senso che si ama profondamente ciò che è, ciò che si manifesta. Altrimenti, c’è sempre delusione. Si è delusi, amari. Si ha il labbro superiore leggermente retratto, sintomo fisiologico dell’amarezza. Ci si innervosisce e si sussulta facilmente, si è sarcastici perchè si è delusi senza saperlo, perché si è questo qualcosa che non ci può essere dato, perché non esisteva.

Questa presa di conoscenza ci libera da ogni domanda. Cosa rimane allora? Rimane l’AMORE, il Non-Bisogno.

Tratto da: “L’unico desiderio”, di Eric Baret

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