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I ruoli temporanei

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Se siete abbastanza svegli, abbastanza consapevoli, da os-
servarvi interagire con gli altri, potete rendervi conto di sottili mutamenti nella vostra maniera di parlare, nell’attitudine
e nel comportamento, che cambia a seconda della persona
con cui state interagendo. All’inizio può essere più facile osservarlo negli altri e, solo dopo, vederlo in voi stessi. La maniera in cui parlate con il vostro capo può essere sottilmente
differente da come parlate al portiere. Come vi rivolgete a un
bambino può essere diverso da come vi rivolgete a un adul-
to. Perché? Perché state interpretando ruoli. Non siete voi
stessi, né con il presidente, né con il portiere e neppure con il
bambino. Quando entrate in un negozio per comprare qualcosa, quando entrate al ristorante, in banca, nell’ufficio po-
stale, potete vedervi scivolare in ruoli sociali prestabiliti. Diventate un cliente e parlate e agite come tale. E potete essere
trattato come tale dal commesso o dal cameriere che stanno
anche loro interpretando un ruolo. Entra in azione una gamma di schemi condizionati di comportamento che determinano la natura di interazione, fra due esseri umani. Ciò che
interagisce non sono gli esseri umani, ma le immagini mentali concettuali. Più la gente è identificata con i suoi rispettivi
ruoli, più la relazione diventa non autentica.
Voi avete un’immagine mentale non solo di chi è l’altro,
ma anche di chi siete voi, specialmente riguardo alla persona con cui state interagendo. Quindi non vi state relazionando per niente con quella persona, ma chi pensate che siete si
sta relazionando con chi pensate che sia l’altro. L’immagine
concettuale che la vostra mente ha creato di voi stessi si sta
relazionando con la propria creazione, che è l’immagine
concettuale che ha creato dell’altra persona. La mente dell’altro ha probabilmente fatto lo stesso, così ogni interazione egoica fra due persone è in realtà una interazione fra quattro
identità concettuali create dalla mente, che sono alla fin fine
“‘Fiction”. Non è affatto sorprendente che vi siano così tanti
conflitti nelle relazioni. Non vi è una vera relazione.


Il monaco dalle mani sudate


Kasan, un monaco e maestro zen, stava officiando il fu-
nerale di un nobile famoso. Mentre aspettava che il gover-
natore della provincia e altri signori e signore arrivassero,
notò che aveva le palme delle mani sudate.
Il giorno seguente radunò i suoi discepoli e confessò loro di non essere ancora pronto per essere un vero maestro.
Spiegò che gli mancava ancora la capacità di comportarsi
ugualmente di fronte a tutti gli esseri umani, fossero essi
mendicanti o re. Non era ancora capace di guardare oltre i
ruoli sociali e le identità concettuali e vedere come tutti gli
esseri umani fossero uguali. Così se ne andò e diventò di-
scepolo di un altro maestro. Ritornò da quelli che erano
stati i suoi discepoli otto anni più tardi, illuminato.

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