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LA PAURA NON È L’OPPOSTO DELL’AMORE

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La conversazione avviene solo tra ego e
consapevolezza. La ragione della regola dell’ego è solo
perché la consapevolezza non è consapevole dell’ego.Ecco perché; osserva i tuoi pensieri, non credergli.
Perché; ogni volta che sei in grado di osservare la
mente non sei più intrappolato in essa.

La tua rabbia,
i tuoi dubbi,
i tuoi dolori
e le tue paure
non sono “sbagliati” o “cattivi” o “non evoluti”.
Non sono “basse vibrazioni” o “negative” o “non spirituali”.
Quelle parole sono tutte etichette e giudizi della mente.
Il Cuore non conosce tali etichette o giudizi.
Questi sentimenti “negativi”
sono solo energie perse
e solitarie in noi che bramano calore,
accettazione, empatia, ossigeno…
e attenzioni curiose.

La paura non è l’opposto dell’amore,
così come nessuna onda è l’opposto dell’oceano.

La paura è un’espressione completa della coscienza,
la stessa coscienza oceanica che danza come beatitudine,
gioia e anche meraviglia.
La paura è una forma di amore contratta,
tesa, densa e trattenuta, ma non il suo opposto.
Questa comprensione non duale cambierà la tua vita.
E cominciare a porre fine
a ogni opposizione e violenza interiori.
Non “attiri” abusi, perdite o disgrazie
attraverso una “frequenza vibratoria” difettosa.
Non hai “manifestato” il tuo cancro
o infezione o frattura attraverso i tuoi desideri.
Si tratta di vecchie storie piene di sensi di colpa,
che fanno vergognare le vittime e francamente narcisistiche –
basate su una comprensione dualistica.
Non abbiamo più bisogno di questi miti
e bugie New Age.
Rivolgiamoci invece alla realtà
e accogliamo tutti i sentimenti,
anche i più “oscuri”,
come i nostri amati figli interiori,
onde del Cuore,
espressioni stupefacenti del Divino.

🌸Dolore🌸

Dove c’è rabbia,
c’è sempre
un dolore sotterraneo.

La prima cosa da ricordare è questa: fintanto che ci si costruisce un’identità a partire dal dolore, non è possibile liberarsene. Fintanto che parte del senso del sé è investita nel dolore emotivo, si resisterà o si saboterà inconsapevolmente ogni tentativo operato per guarire tale dolore. Perché? Molto semplicemente perché si vuole mantenersi intatti, e il dolore è diventato parte integrante della persona. Questo è un processo inconsapevole, e l’unico modo per superarlo è renderlo consapevole.

Vedere all’improvviso che si è attaccati al proprio dolore può essere una constatazione ben dolorosa. Nel momento in cui lo si capisce, si è interrotto tale attaccamento. Il corpo di dolore è un campo energetico, quasi come un’entità, che ha trovato alloggio temporaneo nello spazio interiore della persona. È energia vitale intrappolata, energia che non scorre più. Naturalmente il corpo di dolore esiste per via di certe cose che sono avvenute in passato. Rappresenta il passato che vive in noi, e se noi ci identifichiamo con esso, ci identifichiamo con il passato. Un’identità di vittima è la credenza secondo cui il passato è più importante del presente, il che è il contrario della verità. È la credenza secondo cui gli altri e ciò che ci hanno fatto sono responsabili della nostra identità attuale, del nostro dolore emotivo o della nostra incapacità di essere il nostro vero sé. La verità è che l’unico potere che esiste è contenuto all’interno di questo momento: è il potere della nostra presenza. Quando lo sappiamo, ci rendiamo conto anche che noi siamo responsabili del nostro spazio interiore adesso (nessun altro lo è) e che il passato non può prevalere sul potere di adesso.

L’ego era una fase necessaria nell’evoluzione della coscienza, ma per fare il passo successivo verso l’evoluzione cosciente e garantire la nostra sopravvivenza, dobbiamo riconoscere e dissolvere l’ego.

~ Eckhart Tolle

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