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La saggezza del dubbio.
Alan Watts

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Come sanare la frattura tra l’ ‘Io’ e il ‘me’, la mente e il corpo, l’uomo e la natura, e far cessare tutti i circoli viziosi che essa determina? In che modo sperimentare la vita come qualcosa di diverso dalla trappola di miele nella quale ci dibattiamo come mosche? Come trovare sicurezza e tranquillità di mente in un mondo la cui vera natura è l’insicurezza, l’impermanenza, il mutamento incessante?

Tutte queste domande esigono un metodo e una linea d’azione. Al tempo stesso ci dimostrano che il problema non è stato capito. Non abbiamo bisogno dell’azione — non ancora. Abbiamo bisogno di più luce. Luce qui significa consapevolezza: essere consapevoli della vita, dell’esperienza com’è in questo momento, senza alcun giudizio o idea su di essa. In altre parole, dobbiamo vedere e sentire ciò che stiamo sperimentando così com’è, non come lo si definisce. Questo semplicissimo ‘aprire gli occhi’ provoca la più straordinaria trasformazione della comprensione e della vita, e ci mostra come molti dei nostri problemi più sconcertanti siano pure illusioni. Questa può sembrare un’eccessiva semplificazione perché la maggior parte della gente pensa di avere già una consapevolezza abbastanza piena del presente, ma vedremo che le cose non stanno affatto così.

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Se invece prendiamo coscienza della paura, ci rendiamo conto che, siccome questo sentimento siamo noi stessi, non c’è via di scampo. Vediamo che chiamarlo ‘paura’ ci dice poco o nulla su di esso, perché il confronto e la denominazione si basano non già sull’esperienza passata, ma sul ricordo. Allora non abbiamo altra scelta che prenderne coscienza con tutto il nostro essere come esperienza completamente nuova. In realtà ogni esperienza è in questo senso nuova, e in ogni istante della vita siamo in mezzo al nuovo e all’ignoto. A questo punto riceviamo l’esperienza senza resistervi o denominarla, e scompare interamente il senso del conflitto fra l’ ‘Io’ e la realtà presente. Per la maggior parte di noi è un conflitto che continua a tormentarci perché la nostra vita è un solo lungo sforzo per resistere all’ignoto, al presente reale in cui viviamo che è l’ignoto nel pieno della sua venuta all’essere. Vivendo così non impariamo mai veramente a viverci insieme. In ogni momento siamo cauti, esitanti, sulla difensiva. Ed è assolutamente inutile, perché volenti o nolenti la vita ci sospinge nell’ignoto e resistervi è vano ed esasperante come cercare di nuotare contro corrente in un torrente impetuoso. L’arte di vivere in questo ‘impiccio’ non è né un incurante lasciarsi trasportare né, d’altro lato, un timoroso aggrapparsi al passato e al noto. Si tratta invece d’essere completamente sensibili a ogni istante, di considerarlo come assolutamente nuovo e unico, d’avere la mente aperta e totalmente ricettiva.

Alan W. Watts, La saggezza del dubbio. Messaggio per l’età dell’angoscia.

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